C’era una volta un cartografo,
molto vecchio
Aveva segnato i confini, i fiumi,
le rughe di ogni mondo,
e anche la sua faccia ormai
sembrava un po’ di più una mappa,
con due piccoli laghi neri in mezzo
Un amico mi diede il suo indirizzo,
ed è importante l’indirizzo di un cartografo:
i marinai lo cercavano per non affogare
i viaggiatori per non arrivare
i re e i presidenti lo volevano per non farsi conquistare
Il mio amico lavorava al mercato di via Palestrina e gli spediva a casa la frutta.
Perché il più grande cartografo del mondo lo trova solo chi non lo sta a cercare.
La portinaia fu davvero gentile,
mi aprì la porta e mi fece salire,
e senza mai smettere di sorridere
Le scale riposavano in un’aria fresca e pulita
che senti di rado
Il piano era il terzo
È importante, è lo stesso di casa mia
La porta era aperta
perché era un vecchio distratto
Entrai senza bussare,
ed infilai il naso nell’aria pesante di polvere e libri
VanLoom, Mercatore, giochini piccini,
il cartografo li teneva per far scena,
per me e per se stesso
Lo trovai che era in piedi alla scrivania,
vecchio, rugoso, come una mela,
che soffiava piano sulle pagine
di un non so quale capolavoro
Mi vide, e mi sorrise
COSA VUOI?
Sorrise, dolce, un nonno.
NON LO SAI? SI, LO SAI.
NON PERDERE TEMPO, DA ME COSA VUOI?
Maestro, io, io lo so cos’ha segnato,
ma non conosco tutto
non ho visto tutto
ma lo so, lo so che l’ha fatto!
Ora, ora io vorrei solo chiederle,
Maestro,
lo disegnerebbe il mio mondo?
Perché io non so dov’è.
Il Maestro mi guardò, il cartografo,
e sfiorò una mappa con la mano.
NE HAI FATTE DI COSE EH?
NE HAI VISTA DI GENTE…
NE HAI ROTTE DI COSE
NE HAI RIPARATE
HAI SPARATO
HAI AMATO
SEI RIMASTO
SEI SCAPPATO
E ANCORA NON NE HAI IDEA.
FORSE A ME NON CREDERAI,
ANZI NON MI CREDERAI,
E ALLORA FORSE NON DOVREI NEANCHE PARLARE,
MA LO FARÒ PERCHÈ ORAMAI STO MORENDO.
IO I TUOI CONFINI NON LI SAPREI TRACCIARE,
E NEMMENO CHI SARÀ MEGLIO DI ME
NEANCHE LE STELLE DI VEDRANNO MAI FERMARE
NEANCHE UNA DONNA
NEANCHE LE CARTE
IL TUO MONDO.
È PIÙ GRANDE DEL MIO.
PERCHÈ NON VA IN LUNGO IN LARGO PER LA TERRA
MA SI FERMA, RIPARTE, SI DIMENTICA,
A VOLTE SI RICORDA
A VOLTE NON IMPORTA
COSA VUOI DA ME?
COSA VUOI DA ME?
DAVVERO, COSA VUOI DA ME?
Niente,
c’era il sole.
Niente,
era notte.
Niente, ma era vero.