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RECENSIONE --> LIVE by Kamla
ZAWINUL SYNDICATE live @ Blue Note
Milano, 16 marzo 2006

A volte leggere serve. Sono sul treno, e su uno dei mille giornali gratuiti metropolitani leggo di sfuggita, alla pagina “Eventi”, che tra le varie proposte della settimana c’è un concerto di Joe Zawinul. Per un attimo la cosa passa inosservata; poi, la mia mente da bradipo focalizza lentamente e… ODDIO, C’È ZAWINUL A MILANO!! Ed eccovi serviti: pianista, tastierista (adora usare tutti gli effettini elettronici di tastiere e sintetizzatori, alla faccia dei puristi!), un curriculum che sembra venire da un altro pianeta. Classe 1932, austriaco trapiantato negli USA dal ’59, ha lavorato con chiunque conti nel jazz moderno; fa parte, agli esordi, del gruppo del sassofonista Julian “Cannonball” Adderley, collabora a lungo con Miles Davis comparendo in quattro suoi album, in uno dei quali – “In a Silent Way” (1969) – suona in una compagine di talenti della musica tanto impressionante da non crederci: Herbie Hancock, Chick Corea, Wayne Shorter, John McLaughlin, Dave Holland tutti insieme in un solo disco!
Non finisce qui: Zawinul collabora con molti colleghi, tra gli altri Quincy Jones e il percussionista indiano Trilok Gurtu, ma davvero fondamentale è il suo contributo alla fondazione di una band storica che avrebbe cambiato il volto della musica jazz contemporanea – i Weather Report. Tanto per intenderci, è da questo gruppo che scaturirà il genio del basso Jaco Pastorius, gruppo che, con i due fondatori Wayne Shorter e Zawinul (oltre ad altri componenti fluttuanti, tra i tanti intervenuti al progetto citiamo Peter Erskine e Bobby McFerrin), avrebbe gettato anche le basi per quel genere ora conosciuto come fusion.
Vi pare poco? La meritava una recensione, o no?!
Il tour che portava il buon Joe in Italia, col suo progetto Zawinul Syndicate (sì, una sorta di “sindacato” artistico in cui chiama a suonare chi gli pare), era incentrato sull’ultimo album prodotto in studio, dal titolo “Faces &Places”: facce &luoghi, una sorta di racconto di viaggio attraverso le sonorità variegate di paesi lontani, dall’Africa all’India, passando per il suo amato synthetizer.

Quindi, venendo al concerto: dopo essermi accomodata al tavolino sotto il palco, praticamente in braccio a Zawinul, aspetto l’entrata dell’eroe…Si materializza sotto forma di un ometto di una certa età, molto agile, capelli bianchi, in jeans camicia e cappellino rotondo africano in testa: insomma, altro che rockstar alla Miles Davis, sembra uscito da una comune per artisti!
I musicisti che lo accompagnano dal vivo sono diversi da quelli che appaiono nell’album, sono un gruppo multi – etnico di sei virtuosi (dal Marocco, dal Brasile…) che sul palco si scatenano e fanno faville! La maggior parte dei pezzi proposti dal vivo provengono appunto dall’ultimo lavoro, ma attenzione: dal disco registrato in studio potreste avere una delusione… Tanto in quello prevalgono i suoni elettronici, sperimentali su quelli prettamente strumentali (rischiando un po’ di annoiare, dando l’impressione di un suono “annacquato”), quanto dal vivo le canzoni (“Café Andalusia”, “Barefoot Beauty”) vengono completamente stravolte! Il ritmo è trascinante, sono le percussioni a farla da padrone (bravi da far paura Aziz Sahmaoul e Jorge Bezerra) e il suono acquista una potenza impressionante; l’affiatamento tra i musicisti è totale, così come la voglia di giocare e improvvisare che unite alla straordinaria bravura di ogni singolo elemento creano dei momenti strumentali da brivido. Anche la voce della cantante, Ana Paula Da Silva, non è da meno e quando è lasciata libera di esprimersi, in un paio di canzoni voce – chitarra (Alegre Correa), colpisce per la profondità e intensità in un corpo tanto minuto! Sembra davvero, in certi momenti, di stare in una jam session per strada in un qualche quartiere di Rio, o in Africa (“Bimoya”, “My People”)…semplicemente coinvolgente. Una band eccellente, bella musica suonata come dio comanda: al giorno d’oggi, è una cosa rara.
Un piccolo appunto finale: ci avviciniamo al grande, piccolo Zawinul a fine concerto per un timido autografo e una foto e lo vediamo arrivare, pronto per andare in hotel, con in mano un sacchetto di plastica bianco con spazzolino da denti &varie, le scarpe un po’ sformate…così, come un qualunque pensionato austriaco che va al parco a giocare a briscola! E una lacrima di tenerezza e gioia fa capolino: questo, signori, è un vero musicista, questa sì che è una star. Complimenti!

P.S.: grazie a El Mariachi per il concerto…

ALBUM SEGNALATI:
- In a Silent Way (1969), Miles Davis
- Black Market (1976), Weather Report
- Heavy Weather (1977), Weather Report
- Faces &Places (2005), Zawinul Syndicate
- Vienna Nights (2006), live doppio@Birdland, locale di Zawinul a Vienna

SITI WEB UFFICIALI:
- www.zawinulmusic.com
- www.zawinulsyndicate.com