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NASCITA NUOVE MUSE
19 settembre » 4 ottobre 2002 - Seregno (MI)

Come una carica di bisonti in fuga, Nascita Nuove Muse è cominciato e finito.
Ma, come una carica di bisonti in fuga, Nascita Nuove Muse è PASSATO!
L'Attacco dei Barbari.
Un'orda scomposta e ferocissima, di soli mercenari, avventurieri e sbandati, ed è per questo ch'è così pericolosa: questi combattono, passano come unni sfondando teste con gli zoccoli dei loro cavalli, mentre i nobili, i generali, le alte sfere, se ancora esistono, hanno fatto ormai tanti di quei patti con chi avrebbero dovuto conquistate che gli uni dagli altri non sono più riconoscibili, e mai più muoveranno un solo passo per conquistare nuove terre.
L'attacco è passato sopra SeregnoCity senza rispetto per le tradizioni mercantili locali, per l'aperitivo delle sei, il sabato, senza rispetto per l'happyhour del mercoledì, senza rispetto per l'uscita di venerdì sera, il sacro presabato degli universitari.
Ha spaccato tutto.
E così, le povere vittime di questa orda mongola armata di penne, libri, un po' di sarcasmo o sacerdotale potere, si son viste raggiungere, in ognuno dei quattro giorni, in schiere di più un centinaio di persone ogni volta (calcolo ad occhio, e suppergiù sempre vero tranne che per l'ultimo attacco. Lì gli esuli erano almeno trecento), che si accostavano ai conquistatori per impararne usi e costumi.


Cominciamo dal primo, il Poetrybeat di Massimo Arrigoni e Vincenzo Zitello, devo dire due personcine deliziose.
Sulle barricate del Cinema Roma, gentilmente ospite della prima battaglia, l'atmosfera era di preoccupazione e pessimismo: per le nove, ora d'inizio dello spettacolo, ancora non s'era visto alcun vessillo delle sconfitte armate del pubblico (oh strana battaglia, che si combatte senza saperlo, e si si scopre solo dopo se la si è vinta oppure no!), e si girellava annoiati sui bastioni, cercando un modo sensato per perdere un po' di tempo. Quando all'improvviso...eccoli! Le prime avanguardie! Tre, quattro persone, seguite poi da altre quattro, poi dieci, poi venti! Tanti! Troppi!
Il cinema è pieno per metà (il che, per un evento inconsueto e non commerciale come un reading è decisamente un buon risultato), e lo spettacolo comincia. Qualche persona continua ad arrivare, perdendosi un po' dell'inizio, metà esibizione, vedendo solo il finale od arrivando precisamente alla fine. Ma arrivavano, continuavano ad arrivare!
E questi sono gli esuli che migrano verso terre sicure, ma all'interno del tempio cosa stava succedendo?
Succedeva che al suono di un arpa dal timbro alieno e dalle melodie inafferrabili, un sacerdote maaaaagrooo, ed estaaaaaaticoooo, è entrato in contatto con gli spiriti sciamanici di un'altra epoca, spiriti che parlavano con altre parole, che avevano altri pensieri, che sfioravano punti diversi della pelle della storia, ottenendo da essa orgasmi e rifiuti quasi ignoti agli Sconfitti!
Stava insegnando agli Esuli una nuova religione!
Non si è fermato mai un momento, il culto è sacro, il contatto con i morti è così delicato! E così, quando si sono spenti i bracieri che sulle pareti dietro gli officianti mostravano mostruose ombre di spiriti ormai trasfigurati da anni di vita non più su questo mondo, e più serene luci morbide e bianche sono state accese di nuovo, la magia era compiuta. Una nuova religione!


A soli due giorni dal primo attacco, tutto si è ripetuto, ma in una maniera così diversa dalla precedente che i nostri poveri Esuli si sono, credo, trovati disarmati in partenza. Non più il violento colpo della religione, ma la quiete dell'uomo naturale, che nella battaglia cammina sereno concentrato solo su di un fiore che un piede calzato di maglia di ferro sta per stritolare, e che questo piede ferma con la sola forza di una mano, da dell'acqua al fiorellino e poi gli parla.
Alberto Casiraghy, ed il suo amico, protetto, allievo, Roberto Dossi.
In una sala più piccola dell'ormai sfacciatamente conquistato Castel Seregno, la biblioteca, passa il piccolo Casiraghy, si siede e parla a tutti.
Lui non fa parte dell'esercito regolare, non ne segue nemmeno la stessa strada, ma spesso si incontrano. E così è stato questa volta. Un piccolo, dolce uomo, innamorato di tutto, ha dato ai conquistati le carezze di cui avevano bisogno, ha parlato con loro come avrebbe parlato alle formiche, ai pesci, all'acqua di un fiume: teneramente.
Non ha esposto teorie particolari, messaggi programmatici, manifesti, no: ha letto i suoi aforismi, le sue poesie, ha parlato di cosa voglia dire essere un piccolo editore artigianale e conosciutissimo in tutta Italia, è stato solo se stesso, umilmente.
Ha dato poi la parola al giovine Dossi, un altro prete del verso, che ha ruscellato per lungo tempo quasi tutte le sue nuove composizioni, senza fermarsi mai, senza segnare uno stacco tra l'una e l'altra, perchè un ruscello non è composto da metri d'acqua, ma da piccolissime parti indivisibili, e tutte insieme sono scrose verso le ferite dei conquistati, a rinfrescarle ed ad addormentarne gli stanchi occhi.


La religione del fuoco, poi la quiete di un uomo, ed ora è il momento dei giullari, dei santi folli, degli sbandati, di chi afferma ogni cosa ed il suo contrario solo per il gusto di affermarla, di chi i conquistati se li mangia a morsi, ma poi ci va a bere qualcosa assieme. I Viandanti, per servirvi, e Vincenzo Costantino "Chinaski" col pianista Folco Orselli, servi vostri sior paròn!
Ecco qua il circo, lo spettacolo per lo spettacolo, la baracca dei freaks.
Questa volta di persone ce ne sono veramente tante, i conquistati stanno cominciando a convivere coi conquistatori, e calano in massa per vederli danzare: l'auditorium delle Scuole Medie don Milani è quasi pieno. Su due schermi scorrono morte e distruzione, inutili dettagli del nostro meraviglioso mondo e foto ricordo, chi guarda schizza in un viaggio non richiesto nei cervelli marci dei vostri viandantz, oh my people!
Ed i viandantz offrono il giro gratis, festa d'inaugurazione del nuovo elemento del gruppo!
sTRICNINA è ormai vianda altrove, per almeno un anno, ed a calcar le assi del palco con i cinque psychokillers c'è la nuova Donna, e la vaginopatia carburante è assicurata: R/T Kamla, l'anti sTRICNINA, per così dire. Dal sole, sale, sabbia della cara rossa barcellonense alle paranoie sessuali della minuta veneziana! Dal rosso al nero, nero, nero!
Introdotta anche una nuova joint venture eseguita super coralmente con ottimi risultati, 7 Minuti Di Sonno, brani nuovi e vecchi, solito casino sul palco e tutti i tocchi che i viandanti sanno sempre dare. Mancò solo un vero contatto col pubblico, troppo distante, spazialmente e visivamente, ma sono dettagli: OTTIMO SHOW!
Finito tra momenti intimistici e favole per fanciulli, lo Show cede il passo al concerto concettuale, e dopo alcuni abili ritocchi alla struttura del palco, ecco che compaiono Chinaski ed Orselli, che per più di un'ora coccolano il pubblico nel soffice e ruvido abbraccio dell'alcool. Scarpe scorticate dal camminare, cervelli che navigano su mari scuri ed odorosi, gole catarrose, sigarette, locali fumosi e jazz. Poesia maschia, pelosa, canzoni ubriache di vita e quant'altro: ecco lo spettacolo di Chinaski ed Orselli!


Bene, al passaggio dei folli la marcia è conclusa, ma qualcuno dovrà chiudere le porte, prima o poi.
L'irregolare esercito di mercenari, avventurieri e sbandati non si guarda mai indietro, ci vuole qualcuno di più in alto, che scenda, e metta la chiave di volta su queste arcate impazzite.
Un nuovo sacerdote. Ma non del nuovo fiammeggiante culto, penne acide che carbonizzano la carne tra grida e risate, occhi traboccanti violenza e baci.
No, un culto più antico, più quieto. Una chiesa salda ormai da secoli, che parla nelle antologie, nei libri famosi, che parla con se stessa.
E la sua ultima sacerdotessa, la grande, enorme Alda Merini.
Per due ore l'anziana saggia è scivolata tra sfrenato umorismo, sferzante sarcasmo, agghiaccianti ricordi del manicomio (presenza in realtà quasi costante in ogni suo discorso) e placide poesie che, lette col suo omogeneo tono sacrale altro non erano che immagini, immagini che tranquillamente passeggiavano dietro le orecchie degli uditori.
Alla fine della terribile battaglia è giunta a cavallo, con le sue mille ferite, vecchie e nuove, una nonna che ne ha viste tante, ma proprio tante, e non si è mai fatta spostare di un passo da tutte le nostre sciocche credenze, da tutti i nostri minimi miti e quant'altro, una nonna che protegge ancora la ragazzina di sedici anni che finì sulle antologie e fu tanto elogiata dai letterati dell'epoca.
Tutto questo però l'ha accompagnato con, crediamo, una delle più straordinarie performance di tortura psicologica mai realizzata in pubblico: vistasi trattare con ossequioso e cieco rispetto dal presentatore della serata, il vostro adorato ObiWan, ingessatissimo fino alle coronarie, non ha affatto perso tempo e dopo dieci minuti dall'inizio della conferenza ha trovato ogni occasione, valida o meno valida per sbeffeggiarlo crudelmente, suscitando nel pubblico un senso di diffusa letizia e scherno per questo innocente zimbello.
Fortunatamente il nostro ha resistito fino alla fine senza crollare, e di questo che gli sia fatto merito.
Ma questa è stata la fine.


Eh si genti: la fine dell'incursione, della malefica cavalcata dei poeti, dei musici, dei freaks, dei preti e degli stregoni, di gente che con le parole sa fare veramente tutto.
Ormai le porte del castello sono fracassate, tenute assieme dallo scotch emotivo della Papessa Merini, e le mura sguarnite.
Ora avrete il tempo per riorganizzarvi, per edificare contrafforti, altre difese, trabocchi, catapulte e balestre d'assedio. Ma sbrigatevi, perchè tra un anno RICOMINCERA' TUTTO!!!

RECENSIONE --> LIVE by La Valchiria
IDEAZIONE E DIREZIONE ARTISTICA: Paolo Ornaghi » - CONSULENZA ARTISTICA E ORGANIZZATIVA: Aglae Edizioni Milano »
LOGO: Roberto Magistrelli » - FOTO: Margherita Guerra » - WEB: Gabriele Turati »