Ossa di gesso,
scritte
e di scrittura perse
ma da quella scrittura perdute
e per questo vive e vissute
in una stagione di non ricordo
di presente immediato
e non per questo istantaneo
poiché del dagherrotipo
della figura riflessa
resta solo il pixel
ombra di fumetto
trascritta in codice binario.
E allora come ora
ossa
struttura portante
di corpi flaccidi
deposti dalla croce
(come) morti
eppure pronti a risorgere
non per fede
ma per esigenza transustanziale
che da padre a figlio si tramanda
come ineluttabile tragedia del tempo
Ossa tracciate
nel solco dell’ombra
come tracce della catastrofe nucleare
ma immemori del senso della guerra
di quell’immagine lontana
fotografata nelle voci da telegiornali
ma in noi riflessa e così dimenticata
Ora solo
Sollevo la penna
E guardo il mondo
Che non mi guarda