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Di spettacoli in mezzo tra il primo e questo ce ne furono, e belli, ma qui si entra nella leggenda, andando a delirare sul micropalchetto del microlocale LeTrottoir, dove ormai da tempo Obi Wan frequentava artisti ed autori di gran calibro (cfr. "Trani a Gogò" di Giorgio Gaber...), riuscendo a fare amicizia con Andrea G. Pinketts, effettivamente uomo etilicamente gradevole, trovando anche il tempo di recensire il cofanetto di Bruce Springsteen, uscito in quei giorni. Torna Gigi Patata, e JeT scrive uno dei suoi racconti più belli, seguito a ruota (di carrello) da Superstore, della Valchiria...buon numero, ma sulla via della perdizione...
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Una notte di balordaggini non può fermarsi, non può fermarsi… alle volte affiora un ricordo di profumo, di suo profumo, della sua pelle liscia e piacevole… profumo nauseante di ricordi sbagliati… erano frazioni di vita. Ora cammino disinvolto, alle tre di notte, lungo umidi viali impregnati di temporali estivi e gente accaldata. Ho la nausea. Di tutto. Di situazioni felici e concrete, di ciò che sbaglio… affiora il profumo, ora, di nuovo il ricordo… un'edicola chiusa per ripararmi dalla pioggia che comincia di nuovo, incessantemente, a cadere con inedia… tutto questo manifestarsi regolare dei fenomeni naturali… è lievemente fresca questa notte estiva. Una sigaretta posso anche accenderla… non vi è più alcuna sensa-zione fisica per il mio corpo… no, credo di essere l'uomo più freddo di questo secolo. La razionalità ha prevalso e mi ha lasciato perplesso sugli istinti… ora li regolo tutti, proprio tutti. E’ come sentirsi un eterno spettatore di un teatro di marionette: di fronte tutto si muove con fili governati e tutto è visto e tutto si svolge per trame stabilite... ma niente mi importa di quello che accadrà all’eroe e alla fanciulla. Io osservo, non imparo e mi volto per osservare se ancora fuori piove. Tutto rotea e io non partecipo di certo a questo insulso svilupparsi di eventi che angosciano per la loro insistente futilità. Prendere un caffè, una birra, una coltellata al fegato, un saluto, un sorriso, una notizia triste, un bacio, un calcio in culo…. La mia mente sorride a tutto e tutti mi impazziscono nelle mani perché sfugge loro il dramma dell’insulso che mi sta visitando. Sono un felice pazzo, infelice di esserlo… Ma è così, per ora... alla salute!!!
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Baudelaire: il me semble que je serais toujours bien là ou je ne suis pas. In altre parole: mi pare che sarò sempre felice dove non sono. Ovvero, semplificando: ovunque non mi trovo, là è il luogo dove sono me stesso. O se vogliamo prendere il toro per le corna: dovunque fuori dal mondo.
- Paul Auster, Trilogia di New York - ^torna su |