La casa
Merrick giovane
Ancora Merrick
La Maschera indossata
Prima di morire
Lo scheletro
Il teschio
Articolo sulla morte[ clicca per estenderla ] ^torna su^ |
The Elephant Man ~ La Valchiria ~ Come volete che si cominci, questa storia? Ah si, beh: c'è il modo classico, sempre efficace. "I am not an animal! I am a human being! I am a...man!!!" The Elephant Man, per la precisione. Signore e signori, ecco a voi la meraviglia della natura, l'orrore della deviazione fisica, l'incubo dei vostri sonni...JOSEPH CAREY MERRICK!!! Un bell'applauso, un corale "Oooooh!", qualcuno svenga, per favore... Bene, Merrick, l'uomo elefante, il freak più famoso di tutta l'epoca vittoriana: siamo qui per raccontare la sua vita, cominciata il 5 agosto dell'anno di grazia 1862, al 50 di Lee street, a Leicester, Inghilterra. Questo dice il suo certificato di nascita. Ma in realtà per i primi due, tre anni, quella vita non si dimostrò affatto diversa da quella di qualunque altro bambino di Leicester, o del mondo intero: Joseph era un neonato sfacciatamente normale, destinato a vivere una vita sfacciatamente normale in uno dei quartieri più sfacciatamente malsani dell'intera città, in cui ogni anno le fogne tracimavano con rassicurante regolarità. Fu solo appunto dopo qualche anno che cominciarono a mostrarsi i primi cambiamenti nel suo aspetto: il teschio prese piano piano ad aumentare le proprie dimensioni, e così il piede ed il braccio destri. La pelle diventò flaccida e ruvida, una massa cornea si protese dal labbro superiore, rendendo quasi impossibile ogni tentativo di parlare, e di nuovo furono il piede ed il braccio a contorcersi fino a diventare due irriconoscibili, giganteschi grumi di carne. Non il braccio sinistro. Mai. Conservò sempre un aspetto proporzionato e delicato, e qualcuno (e detto da un vittoriano era veramente tanto) arrivò a definirlo di una bellezza femminea. Nel 1866, mentre Mary Merrick, la madre del nostro Joseph, metteva alla luce un secondo figlio, William, il primogenito subì una brutta caduta, fratturandosi la gambra sinistra. La famiglia, povera, non potè pagargli alcuna cura, e quella gamba non toccata dalla malattia, rimase storpia. Joseph cominciò ad isolarsi ancor più di quanto già non facesse. Nel sessantasette un bel fiocco rosa sulla porta di casa Merrick: nasce Marion Eliza! Ooooh, è tutta sua madre! Però ha gli occhi del padre! La bambina cresce, cresce, cresce sanissima, con un fratellone un po' contorto ed un altro pallidino ma simpatico, e tutti e tre, nel 1870 si stanno preparando al Natale. Ma William, il 21 dicembre, già malato, muore di scarlattina. Mary, la madre, schiacciata sotto le attenzioni che la piccola figlia ed il primogenito richiedevano necessariamente, ed il lavoro in un negozio in Russel Square, 1872 si ammala di broncopolmonite e muore. Era il 19 di maggio. Joseph aveva dieci anni. Ed ecco che in questa nostra orrenda fiaba compare un personaggio che non poteva assolutamente mancare: la matrigna cattiva! Mr Merrick si risposò infatti quasi subito, con Emma Wood Antill. Astuto il ragazzo, perchè la dolce Emma caso voleva che fosse la loro padrona di casa: problema affitto risolto! E siccome si tratta di una matrigna cattiva, la nostra Emma non mostrò mai alcuna forma d'affetto per il piccolo Joseph, vittima di un corpo fuori controllo, paragonandolo sempre ai suoi due figli, molto più carini di lui (per ammissione di Joseph stesso). A 12 anni a Merrick viene dato il compito di contribuire alla vita della famiglia, e per due anni lavora in una fabbrica di sigari. Ma il suo braccio è ormai talmente distorto che Joseph non riesce a raggiungere la quantità giornaliera di sigari richiesta, e viene licenziato. Apertamente deriso dalla matrigna, è costretto ad attendere per qualche tempo un nuovo impiego. Ma questo arriva, grazie ad un colpo di genio del padre. Il solo problema è che al Signor Merrick era concesso evidentemente un solo colpo di genio in tutta la sua vita, e lo utilizzò sposando la Wood Antill, ma inconscio di ciò probabilmente si sentì parecchio intelligente quando presentò a suo figlio il nuovo impiego: VENDITA PORTA A PORTA! Fenomenale! Ovviamente questa sarà la carriera più breve, per il nostro Joseph. Il padre, deluso dall'inettitudine del figlio, comincia a picchiarlo regolarmente, fino a che il ragazzino non scappa, andandosi a rifugiare da uno zio, Charles Barnabus Merrick, l'unica persona che nutrisse ancora dell'affetto per lui. Ma si accorse presto di non essere altro che un peso per il comprensivo zio, e fu dopo il natale del 1879, che a 17 anni, Joseph decise di farsi ospitare alla Leicester Union Workhouse. Questa era una sorta di rifugio per senzatetto, paria, alcoolizzati di strada ed ogni altro genere di persone a quei tempi considerate come prova vivente del peccato insito nell'uomo. Per un tetto, un letto, ed un po' di cibo, queste persone si offrivano di lavorare nelle condizioni più miserevoli, e certo ancor più duro doveva essere per Joseph, il cui unico arto utilizzabile era l'esile braccio sinistro. Ma fu in questo periodo che riuscì a farsi operare, ed asportò l'escrescenza labiale che gli impediva di parlare. E fu sempre all'interno della Workhouse che Joseph vide una soluzione a tutti i suoi problemi, e con molta tranquillità scrisse una lettera a Sam Torr, gestore di un music-hall ed in contatto con l'attrazione perversa del momento: i Freakshows! Torr lo incontrò, e comprese immediatamente il valore dell'offerta: lo ingaggiò immediatamente. Come agente gli procurò tal Tom Normon, il quale pare fosse il miglior conoscitore di freakshows di tutta Londra. Questa fu una fase decisamente positiva, per il nostro Jo': era motivato, guadagnava bene, il suo aspetto ora aveva un significato, e veniva trattato finalmente in maniera decente, e per di più professionale. Fu allora che entrò in scena la figura più importante, dopo la madre, di tutta la vita di Merrick: il dottor Frederick Treves. Il giovane chirurgo era riuscito, pagando, ad avere un incontro privato con Joseph, e, disgustato ed affascinato, lo convinse a farsi esaminare all'ospedale di Londra, durante un simposio medico. Per Merrick fu un'esperienza orribile, ma sopravvisse. Ed in tasca aveva ora il biglietto da visita di Treves. Non dimenticate questo dettaglio... Per due anni il chirurgo non seppe più nulla di lui. Scoprì poi che assieme ad un certo Ferrari, Joseph era andato ad esibirsi in Belgio, dato che l'opinione pubblica era cambiata radicalmente, verso gli spettacoli di mostri, e per continuare a lavorare era meglio uscire dall'isola. Ma anche lì i due subirono dalla polizia un trattamento tutt'altro che garbato, e fu così che il nostro compatriota, il signor Ferrari, se ne scappò via, ma non prima di aver deciso di abbandonare lì Merrick, e di rubargli tutti i suoi risparmi, 50 sterline. Joseph, malgrado la situazione, non crollò: impegnò quasi ogni suo possedimento per pagarsi il viaggio fino in Inghilterra, e quando arrivò, stremato dalla traversata, finì tragicamente questa fosca parte della sua vita: svenne, circondato da curiosi, e quando la polizia lo portò via, impiegò parecchio tempo per riuscire a farsi capire, chiuso in una cella in cui venivano rinchiusi pazzi o malati contagiosi. Ma alla fine mostrò loro qualcosa. Il biglietto di Treves. Il medico arrivò, e riuscì a portarlo via con se, all'ospedale di Londra. E dopo un tragico finale, comincia la parte più serena di tutta la brevissima vita di Joseph Merrick, uomo sensibile, molto intelligente, adoratore quasi religioso della bellezza femminile, e dal corpo orribilmente ritorto. Venne trasferito in quella che da quel momento in poi sarà la sua casa (lo stupì molto il non doversi più muovere, per sopravvivere), ai piani bassi dell'Ospedale, ed assieme alle cure di Treves (sinceramente affezionato), ricevette un aiuto anche da Carr Gomm, chairman dell'ospedale, il quale tramite il Times fece domanda per una donazione pubblica in suo favore. Entro una settimana avevano raccolto abbastanza denaro per badare a lui per sempre. Riuscirono anche a fargli passare del tempo in campagna, dove pare abbia vissuto ore immensamente serene, e un poco alla volta riuscirono tutti, lui compreso, a convincersi che Joseph Carey Merrick fosse una persona, un essere umano, un uomo. E fu così che Joseph una sera, nell'aprile del 1890, non ancora ventottenne, dopo aver vissuto tra persone amiche, aver ricevuto dopo tanto tempo gesti d'affetto da donne che non fossero sua madre, ed aver passato ore a parlare di poesia con Mister Walter Steel, decise che mancava solo un ultimo particolare, per completare tutto. Dormire come tutti gli altri che conoscesse facevano: sdraiato. Joseph dormiva seduto, con la schiena sorretta da alcuni cuscin, la testa appoggiata alle ginocchia. Quella sera si sdraiò, magari sorrise, e si addormentò. E la sua enorme testa, nel sonno, scivolò all'indietro, e col suo peso gli slogò il collo, uccidendolo. E così finì la bella favola di Joseph Carey Merrick, morto nel sonno per colpa di quella che un mucchio di idioti ha chiamato normalità, ed a noi non resta che ricordare quello che per molto tempo, negli ultimi anni della sua vita, è stato il desiderio di quest'uomo repellente alla vista. Essere ricoverato in un ospedale per ciechi. Ora andate a letto, e fate sogni d'oro... ^torna su^ |