IL BUON MAESTRO
SI FA INVISIBILE

Col presente intervento vorrei denunciare la fine dei maestri. Preciso subito che quando uso il termine fine, non intendo la morte fisica di questa o quella persona, così come quando dico maestri, non intendo citare la pur prestigiosa qualifica burocratica rilasciata, dopo la doverosa formazione, da questo o quell'ente o accademia. Quando parlo di fine dei maestri, alludo al venir meno dell'accezione di precipua universalità che con la parola maestro s'intende significare. Infatti “maestro” è colui che sa. Ma attenzione! Egli sa a prescindere dalle conoscenze e dalle esperienze acquisite: paradossalmente il maestro sa ancora prima di conoscere. In pratica, alla stregua di altri doni filosoficamente considerati divini, quali per esempio il carisma o la genialità o l'estrema bellezza, la maestria non si acquista, né si apprende, ne tanto meno si ottiene superando concorsi o esami. La maestria è un processo superiore che, grazie alle imperscrutabili alchimie presenti nell'anima, può convertire qualunque forma di espressione umana, fosse anche la più spontanea ed elementare, in opera d'arte.

Affermo, inoltre, che il maestro non insegna, non ammaestra, non ne ha bisogno! L'intensa attività mirata al proselitismo e all'imbonimento non lo riguarda, né ancor meno gli interessa dispensare pillole di saggezza o puntuali indicazioni esistenziali, o, peggio ancora, arringare le masse per presunti nobili fini ideologici. A lui basta esistere! Basta muoversi ed esprimersi come sa, gli basta essere quello che è. Al maestro basta essere interamente se stesso, tanto nel bene così come nel suo opposto. Egli vuole essere ciò che è ed è ciò che vuole essere. Maestro è dunque, a mio giudizio, colui che più o meno consciamente, incarna il concetto filosofico di esempio: non quello encomiabile e stucchevole da seguire in maniera pedissequa, o quello talmente contagioso da provocare destabilizzanti e a volte irreparabili crisi esistenziali, no! Proprio gli esempi (per loro natura non sempre buoni) possono mettere in evidenza ciò che non va fatto e palesare clamorosi errori da non ripetere. Ecco che l'esempio di cui parlo è composto della stessa materia di cui si nutrono le vocazioni: quelle definitive, quelle senza fronzoli né maschere né ripensamenti e giammai dettate da meschini opportunismi. È il costante esempio di un preciso modo di esistere. È il coerente esempio di un modo di proporsi, di rischiare sulla propria pelle. Un preciso canone di vita, un sistema infallibile per essere giudicati, apprezzati, oppure oggetto di critica, perennemente insidiati dalle invidie, odiati e amati, seguiti con commuovente devozione o d'improvviso e senza appello, abbandonati. È l'esasperato e cocciuto esempio di quanto si possa essere legati ai propri ideali e, costi quel che costi, fedeli alla propria irrinunciabile e mai compromessa libertà intellettuale. Bene! Puntualizzati questi parametri e avendo dichiarato provocatoriamente in apertura la fine dei maestri, credo che per ognuno di noi sarebbe interessante domandarsi se mai ci è capitato, nell'arco del nostro individuale percorso, di conoscere o frequentare o anche solo intravedere lo sfumato profilo di questa figura solitaria e idealista, sincera schietta e diretta, della quale, però, fu sufficiente ascoltare la voce e incrociarne lo sguardo per riconoscere nel rapido lampo dei suoi occhi, la rassicurante luce della maestria.

Obi Wan
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