Recensione è una parola grossa. Soprattutto se a scriverla è un cazzone del calibro del vostro I-Gore. Però la scrivo. La scrivo e me ne fotto della sua grossezza, perché il vero ed unico responsabile della calata del Viandante in quello che i più esperti topografi definiscono “il Buco del Culo della padania”, vale a dire Ferrara, sono io. Quindi, assumendomi le mie belle responsabilità devo essere io a tramandare ai posteri le memorie della gloriosa “Operazione Aldamar”. Poche storie.
Tutti noi sappiamo che l’arte ad altro non serve se non ad intortare persone di sesso opposto a quello dell’artista. Potrei supportare la mia tesi con il fulgido esempio di numerosi Grandi Autori quali il Foscolo o lo stesso Dante, ma vi risparmio questo sfoggio di saccenteria. Orbene, potevamo noi mancare nella città che vanta le donne più belle d’Italia? Certo che no. Un reading a Ferrara era quindi più di un occasione, era un imperativo categorico. Io che a Ferrara ci vivo da quasi cinque anni potrei anche aggiungere che si tratta del posto giusto per iniziative del genere, visto l’attivo sottobosco culturale ed artistico, ma la menzogna, perché di questo si tratta, salterebbe subito all’occhio. E la defezione Di Stricnina, oltre che del buon Ceres in viaggio verso il Perù, lo prova in modo incontrovertibile.
In verità il Viandante si era già recato nella zona in passato. Innanzitutto per partecipare al Ferrara Buskers Festival, ma anche perché uno dei luoghi storici della Viandanza, la ormai celebre “Casa degli Orrori”, tetra magione in cui i peggiori incubi dei Sei Moschettieri della Poesia prendono vita, si trova a pochissima distanza.
Questa volta però si faceva sul serio. Due reading. Due grosse occasioni per portare il Verbo anche nella morta gora delle paludi estensi.
Al Reset (www.resetbar.com), un locale arredato in stile subacqueo, sito in via dei Romei, la lettura avvenne ad orario-aperitivo e senza l’ausilio della musica suonata dal vivo, ma col solo supporto di basi preregistrate. Una situazione insolita. Dopo un inizio sornione, indotto dalla necessità di tastare il polso ad un pubblico numeroso ed attento come raramente è capitato di incontrare, i Nostri si sono lanciati in una scorribanda a briglia sciolta nelle lande della poesia viandatica, includendo anche brani la cui lettura avviene raramente e solo in occasioni molto particolari. L’apprezzamento del pubblico si manifestò anche attraverso la richiesta di alcuni “BIS”. Insomma, sebbene definire questo reding un trionfo sia retorica del cazzo, non si va tanto lontani dalla verità. Basti dire che la serata si concluse con un invito a cena a casa del mitico Carlo Quarenghi con alcuni esponenti di spicco del pubblico tra spaghetti ai frutti di mare, vino e canti blues.
Dopo una notte di pochissimo riposo a Villa Carla, mia dimora, ed una giornata in cui il gruppo, con la mia esclusione in quanto impegnato in un congresso scientifico, si dava al cazzeggio, eccoci al secondo reading. Il contesto merita una breve descrizione. Si trattava di una mostra estemporanea d’arte organizzata all’interno di un ex laboratorio artigiano in pieno centro. Sotto la solerte organizzazione di Tommaso Bardo Occari esponevano alcuni tra i più interessanti giovani artisti ferraresi. Fotografie, installazioni, sculture ed altro rendevano i fatiscenti saloni della mostra un ambiente magico, sospeso. Il reading comincia con qualche difficoltà dovuta prevalentemente alla stanchezza, oltre che ad un certo stato di ebbrezza indotta da un precedente passaggio di saluti al Reset, intorno alle dieci, ma dopo qualche minuto di impasse tutto fila liscio, anche grazie al supporto di Massimiliano “Coccobongo” Tebaldi, vecchio compare di peregrinazioni sonore del sottoscritto, e delle sue magiche percussioni, oltre che del mio fidato basso. Tra l’altro rimanemmo colpiti nel constatare che qualcuno tra i presenti alla serata del Reset ci era venuto a sentire anche in questa seconda esibizione. L’epilogo ve lo risparmio per carità di cristo. Basti dire che si finì tutti, Viandanti e pubblico, col quale avevamo ormai instaurato un vero e proprio rapporto di amicizia, dal leggendario Settimo a salamelle, patate fritte e sangiovese. In conclusione non mi resta che ringraziare, oltre ai già citati Tom, Tebo e Quarenghi, anche i fratelli Dipasquale (già Emallume di Carazzi) per l’ospitalità, il fantastico staff del Reset ed in particolare Alex Galazzi, grazie ai quali questo ennesimo viaggio del Viandante è stato possibile.
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