LA RECENSIONE
Avete mai visto la trilogia di Scream? Il primo capitolo scrive le regole, il secondo le infrange, il terzo distrugge tutto. Vale per tutte le trilogie, in genere. Tenetelo a mente. Siamo arrivati al terzo capitolo della saga "I Viandanti Vs. i Buskers", ed uno qualunque dei protagonisti potrebbe non arrivare vivo ai titoli di coda: il Terzo Capitolo non si fa scrupoli di sorta...E come ogni terzo capitolo, è la grandeur a farla da padrona: più costumi (più pesanti), e più colori, più cazzate, più musica, più canzoni, più aggressività, più componenti nella band, più posti in cui si è dormito, clima più plumbeo ed opprimente, più amici e parenti venuti con noi in questa odissea verso la morte (Viva la Sarda Bastarda!!!)! Per l'ultimo spettacolo la formazione viandantica contò addirittura di ben OTTO elementi, solo a titolo d'esempio. Cosa è successo in questo ultimo viaggio verso la città degli eroi estensi? Tutto. E nulla. I viandanti hanno portato avanti i loro cinque spettacoli in tre giorni guadagnando cifre da capogiro (per i loro standard) e senza nemmeno sforzarsi troppo, i libri della nostra adorata Aglae Edizioni hanno riscosso un buon successo ed i nuovi costumi da strada si sono rivelati essere la scelta più adatta (anche se su questo fronte si prevedono dei cambiamenti: tenetevi sintonizzati!), ma su tutto fluttuava uno strano sentore di....labilità, insensatezza. Il primo giorno, forse il migliore dei tre, i nostri si ritrovano davanti ad un'edicola, in un'ampia strada del centro, forse un po' trasversale, ma frequentata. Ottima cosa, se il costante traffico di pullman ed auto delle forze dell'ordine non rendesse un po' poco praticabile la formazione di quelle folle oceaniche che tanto piacciono ai viandanti. Ma lo ricordiamo ancora come un ottimo giorno, con buone conoscenze fatte (un ragazzo del pubblico SUONO' sotto i nostri pezzi per più di venti minuti!!!), e vecchie conoscenze ritrovate (Aaaaaah! La nostra amica bergamasca, vi riccordate l'anno scorso? L'abbiamo incontrata di nuovo! E ci ha presentati ai suoi genitori! Raga, se ci ripenso mi commuovo ancora!). Bello, un po' duro ma bello. Il secondo giorno, il più assurdo: piazzati questa volta in una stretta stradina un po' fuori mano (il fatto che fosse stretta però non le impediva di essere anche lei COMUNQUE trafficata! Stavolta non furono pullman - grazie a dio! - ma auto si, e parecchie!), poco frequentata ma che comunque produsse due discreti show, ed inoltre i più lucrosi. Ricompaiono Giulia ed Irene, le nostre muse estensi per lo spettacolo allo Zep Tepi, a maggio. Notte alla Casa Degli Orrori, con componimento della Nuova Joint Venture, "Sette Minuti Di Sonno" (presto su questi schermi) e tentativo di party stile Animal House fallito in partenza. Vabbeh, c'è sempre l'ultimo spettacolo, la domenica, in genere il migliore... Mai l'avessimo pensato!!! Ci piazzano in un posto molto tranquillo, per non dire quasi defunto, con due macchine della polizia ed una dei caramba parcheggiate di fianco, molto minacciose. Come sfondo avevamo la porta di una piccola chiesetta, molto dark-goth ed un pochino poco ispiratrice, ma ci si abitua a tutto. Come tocco finale vogliamo ricordare la gentilezza dell'organizzazione (non mi riferisco ai ragazzi dello staff in strada, loro si che sono degli angeli. No, parlo proprio della direzione tattica del festival), che, dopo una sfuriata del nostro musico scelse proprio quel punto. Perchè, vedete, a meno di cento metri da noi c'era l'attrazione veramente più interessante di tutti i Buskers, un gruppo tedesco che ripeteva in tutti gli stili musicali possibili, Careless Whisper degli Wham. Amplificato a manetta. Il casino era tanto, la gente giustamente poca, ma ci sforzammo, lavorammo come bestie, davanti al pubblico più scarso avuto per più tempo in tutta la nostra esperienza buskerina. E questo perchè l'ultimo show doveva riuscire bene, doveva essere memorabile, doveva lasciarci tutti soddisfatti, in particolar modo una persona. Stricnina. Anna. La nostra Annina, che, per un anno ci dovrà abbandonare. Eh si, è lei la protagonista destinata a morire, è lei che non ci sarà, nel seguito, a meno di qualche trovata geniale. Si, questa recensione è una forma di saluto per la nostra Anna, che se ne va, e passerà un anno a Barcellona, e della quale sentiamo già la mancanza. Tutti noi la salutiamo e le dedichiamo il nostro amore, anche R/T Kamla, chiamata a sostituirla durante questo strano, nuovo anno. Addio Anna, keep on VIAND'!