LA RECENSIONE
Una storia un po' triste… Nel giro di tre settimane due spettacoli nel centro sociale più famoso di Milano (il Leonka ormai non fa più testo. Fa solo pena), e peraltro finalmente nati dalle conoscenze de La Valchiria, il più indolente della band, che aveva per un anno studiato teatro con uno dei fondatori, il bell'Enrico, e, tempo prima, aveva spesso manifestato in piazza come membro militante della RASC, la rete dei collettivi studenteschi che poi fondò il Deposito. Un passato passionario di cui non si vergogna. Il primo show, che vedeva l'introduzione dei primi cori durante la lettura di precisi versi di alcune poesie, e nuove idee sceniche, era stato accompagnato da Chen, il chitarrista classico più capace e preparato che ci abbia mai incrociati (è vero, è stato anche l'unico, ma era bravo sul serio), ed è doveroso ricordare il momento in cui saltò la corrente ed i prodi viandanti si riunirono attorno alla poltrona che fingeva da scenografia, tutti stretti stretti a leggere alla luce di un accendino, senza microfono, mentre il povero Chen, lasciato al buio, impazziva. Nel secondo spettacolo, quello del 18 di cui parliamo adesso, la base musicale fu fornita dal redivivo Eye-Gore, scomparso dopo il Festival Di Frontiere per chissà quale motivo. Anzi, per essere precisi chi accompagnò lo spettacolo furono i Vortex, ossia Eye-Gore ed Il Nipote, bassista abruzzese che nessuno di noi riesce a non amare. Gli spettacoli quel giorno sarebbero dovuti essere addirittura due, uno in orario aperitivo, ed uno di sera, attorno alle dieci. Ed i viandanti, traboccanti professionalità, tirarono a fatica fino alla fine del primo, per poi crollare irreparabilmente, e rinunciare al secondo, che avrebbe sicuramente goduto di più pubblico, e forse più attento (la migliore, durante quel freddo e buio pomeriggio, fu il cane Gianna, che vedete in una delle foto). Il motto dello show fu l'immortale "Voglia di lavorare…", malgrado l'acustica miracolosamente perfetta ed il violino di Eye-Gore che riempiva ogni orecchio con lancinanti suoni di dolore e passione: nessuno sapeva cosa leggere alle tre persone presenti, Jet (ormai dopo Le Trottoir aveva dovuto abbandonare il suo pseudonimo di J&T per accogliere Jet, quello affibbiatogli dal pregiato quotidiano La Prealpina), reduce da un'operazione agli occhi, pensava più a mettersi il collirio che ad altro, Obi Wan e La Valchiria cazzeggiavano tra loro, e Stricnina neanche c'era. Niente, l'indolenza del viandante non venne scossa neanche dal fatto che lo spettacolo era stato concepito come forma di saluto ed ultimo grido d'aiuto per il fatiscente deposito, che qualche settimana dopo venne sgomberato e raso al suolo. La Valchiria si sente stringere il cuore ogni volta che passa di lì. Solo un pochino, però davvero. Snif…