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| Il ponte Ava al tramonto |
iorni birmani, il libro di Orwell, ha 70 anni ma sembra scritto ieri. Orwell aveva vissuto per anni in Birmania, allora colonia inglese, come impiegato ministeriale. Racconta la vita, le amicizie e gli intrighi in un piccolo villaggio nel nord del paese. soprattutto, descrive il rapporto tra colonizzati e colonizzatori, tra birmani e inglesi. Da allora, anno 1934, tante cose sono cambiate nel paese. Oppure non è cambiato niente.
La situazione politica del paese ha avuto più d'uno sconvolgimento: la Birmania ha conquistato l'indipendenza, provato la democrazia, cercato nuove vie del socialismo, subito una dittatura militare, tentato la rivoluzione, chinato il capo, cambiato nome. Ora si chiama Myanmar, in segno d'allontanamento dal passato coloniale, d'affrancamento. Di cambiamento? No, perché i colonizzatori a ben guardare ci sono ancora. Solo non sono più stranieri. Sono i militari d'ogni rango, che collezionano titoli pomposi e spesso abitano, non certo a caso, nelle vecchie case bianche degli inglesi. Mezzo milione di persone, più di uno ogni cento abitanti, sono militari. Secondo Human rights watch, il regime spende il 50% del suo budget per armare e mantenere l'esercito. Cioè per mantenere il suo potere. Di recente s'è diffusa una notizia pazzesca: la Birmania vorrebbe comprare dalla Corea del Nord una bomba atomica. Difficile capire se sia fondata (la fonte sarebbe l'intelligence americana). Il costo, ad ogni modo, sarebbe di 200 milioni di dollari. Soldi che la Birmania non ha, così la pagherebbe per metà in teak.
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| Un'anziana donna fila il cotone |
La Birmiania è la nazione più povera dell'Asia, una delle più povere del mondo. Anche l'illusione del progresso, qui, è propagandata con un'ingenuità che quasi intenerisce. Le poche pubblicità presenti su cartelloni, insegne, giornali (i pochissimi giornali presenti, che o parlano di calcio straniero magnificano l'azione del governo), sono di sigarette o alcolici, quasi senza ecezioni. Hanno tutti nomi inglesi come London o Paris, e slogan come "Share the spirit". Come al solito la pubblicità è uno specchio deformante: la realtà del paese è molto diversa. Ma in Birmania nessuno sembra aqccorgersene. La pubblicità di un wisky raffigura un ragazzo su una terrazza, abbracciato a una splendida ragazza, con in mano un bicchiere. Con un gesto lui le mostra un panorama scintillante fatto di grattacieli brillanti nella notte, su un lungomare dorato. Ecco, i birmani comprano quel wisky e lo bevono nei loro baretti di legno, o in case piccole e torride. E forse neanche si chiedono se un panorama ome quello raffigurato nella pubblicità esista, da qualche parte, in Birmania.
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| Giovani monaci si tagliano i capelli |
La giunta militare sembra fare uno sforzo costante perché tutto resti esattamente com'è. Le cose in fondo hanno una loro tendenza al cambiamento, e ci vuole tutto l'impegno degli uomini per lasciarle come stanno. Le strade si romperebbero se nessuno le rattoppasse, i muri s'incrinerebbero se non fossero di continuo rafforzati, i motori fonderebbero senza il ragazzo che ogni pochi chilometri vi rabbocca acqua fresca. E quello che si rompe dovrebbe essere sostituito, perfezionato. Tutto invece in Birmania si mantiene, ma il governo non ha alcun interesse a migliorare le cose. Le strade sono striscioline d'asfalto su cui due auto insieme non passano. Ma perché si dovrebbero allargare? Basta intervenire di tanto in tanto, quando il troppo sole le ha spaccate, e rimettere le cose esattamente com'erano prima.
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