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| In scooter per Bago |
econdo la leggenda Bago - una delle città più sacre della Birmania, a una cinquantina di chilometri da Yangon - nacque da un'isola. Un'isola minuscola, su cui un giorno si posarono due oche sacre a Brahma, l'una sull'altra. Questo fu preso come buon auspicio, e tutt'intorno all'isoletta fu costruita una città. Era il IX secolo, sulla zona dominavano i Mon e l'induismo.
Ma presto Bago divenne sacra anche ai buddisti. Quando i Bamar, nell'XI secolo, strapparono ai Mon la zona, costruirono templi, pagode e un monastero, il Kha Khat Wain Kyaung, che è ancora tra i più importanti del paese. Non lontano ersero la spettacolare montagna d'oro [ ] una grande roccia in equilibrio su un monte, ricoperta di foglia d'oro.
Per visitare Bago si può usare un risciò, una bicicletta, un carretto a cavalli. Chi non ha molto tempo può anche andare in scooter e provare un raro senso di libertà: fendere strade di sabbia e polvere, attraversare leggeri luoghi antichi, parlare con bimbi che sognano d'essere monaci, con bimbe operaie che intrecciano foglie di tabacco per farne sigari e sperano che uno straniero, ogni straniero, sia il principe azzurro che le porta lontano.
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| Il Buddha e i suoi profeti |
L'autorità dei religiosi qui a Bago si sente più di quella del governo. Da anni, e nonostante le apparenze, c'è un conflitto tra il regime militare e la classe dei monaci, vera autorità morale del paese. Per entrare nei templi, nella pagode e nel monastero bisognerebbe pagare il biglietto al governo. E' anche possibile, però, dare gli stessi soldi alle guide locali o ai monaci. In questo modo si entra senza biglietto: basta uno sguardo tra la guida e l'addetto governativo. Qui tutti odiano la giunta militare.
Mghla, 40 anni, non è di Bago. E' nato in una piccola città del lago Inle, ma non voleva fare il contadino o il pescatore. Soprattutto, non voleva fare la fame. Così tanti anni fa è salito su un camion per Bago, in tasca pochi kyat. Qui ha trovato un lavoro, anzi molti: guida scooter o risciò, s'improvvisa guida, interprete, qualsiasi cosa. Ha sposato una donna di qui e ora è a capo di una famiglia di 7 persone. Alla sua città d'origine non è mai tornato, non sa se genitori, parenti, amici, siano ancora vivi. "Il treno costa troppo", spiega.
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| La fabbrica di sigari |
Bago non è certo ricca, ma è messa meglio di molte città birmane. Qui c'è una delle rare fabbriche del paese. Produce sigari. E' più un laboratorio, in realtà: una piccola costruzione in legno, su due piani, che ospita una cinquantina di donne. Bimbe, adolescenti, anziane, sedute per terra, intrecciano foglie e tabacco. Fanno i cheerot, i sigari birmani. Un po' scherzano, un po' ridono, ma poi si ricompongono subito. Devono produrre un migliaio di sigari al giorno per tirare avanti. C'è chi ne fa molti di più. In media guadagnano 1.500-2.000 kyat al giorno, meno di due euro. La fabbrica è privata, esiste da 7 anni, il padrone è per tutti un benefattore.
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