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| Veduta di Bagan |
Bagan s'è scritta molta della storia birmana. Nell'XI secolo il paese era frammentato in una miriade di regni. Il re Anawrahta unificò il paese, grazie a una serie di conquiste militari ma soprattutto con il collante della religione. Il buddismo theravada, cui Anawrahta si convertì influenzato dai Mon, divenne la religione di stato, e lo è ancora. Per due secoli, dominata dai signori di Bagan, la Birmania fiorì. La città divenne il centro d'irradiazione di un fervore religioso difficile da immaginare. Un anelito al sacro che produsse uno dei complessi monumentali più sorprendenti che la storia ricordi.
Edifici sacri d'ogni sorta, dimensione, stile, furono costruiti dai re che si succedettero. Quando, alla metà del XIII secolo, Bagan fu conquistata dai mongoli di Kubla Kan, c'erano forse 13 mila costruzioni religiose in un'area di appena 40 chilometri quadrati. Oggi sono molte meno. Sembra che per fermare i mongoli Narathihapatim, l'ultimo re di Bagan, abbia distrutto 6.000 monumenti per farne mura difensive. La cosa non portò a nulla: Kubla Kan entrò in città, Narathihapatim fuggì e nella memoria dei birmani divenne Tayok-pye-min, "il re che scappa dai cinesi".
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| L'imponente tempio di Dhammayangyi |
I nuovi dominatori trattarono Bagan con un certo rispetto, ma nei secoli che seguirono la città dovette sopportare saccheggi, profanazioni e soprattutto il grande terremoto del 1975, che distrusse molti templi e ne ancor più ne danneggiò. Oggi restano poco più di duemila edifici, alcuni gravemente lesionati, che non se la passano troppo bene. E il rischio più grande per questa grandiosa eredità è oggi l'atteggiamento del regime militare. Per salvaguardare il sito, una decina d'anni fa il governo ha espropriato tutti gli edifici privati di Bagan e ha creato, a pochi chilometri di distanza, una nuova città (New Bagan) per gli espropriati. Cui però ha concesso solo un fazzoletto di terreno: a ricostruirsi casa hanno dovuto pensare da soli. Ma soprattutto, la Bagan originale (rinominata Old Bagan) è tutt'altro che preservata. Altri alberghi sono nati, questa volta di lusso, di proprietà del governo o di ricchi stranieri. Da pochissimo tempo è stata inaugurata una torre, orrenda a vedersi, da cui si può - a pagamento - ammirare il migliore panorama dei monumenti.
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| L'Ananda temple brilla nella notte |
Eppure, malgrado tutto, una visita a Bagan difficilmente lascia indifferenti. In un'area non troppo vasta - 40 chilometri quadrati - antiche pagode annerite dal fumo, crepate, pencolanti, svettano contro il cielo azzurro, attorniate da piccoli stupa color mattone. Gli edifici sacri sono tantissimi. Nella bassa stagione, specie verso le ore più calde, in giro non c'è quasi nessuno. È allora che conviene salire sui templi più alti - almeno fino a che si potrà - per godersi il panorama. All'orizzonte montagne sfumate dalla nebbia fanno da cornice a una pianura arida e terrosa, da cui spuntano i pinnacoli degli stupa in mattone. Più oltre spicca l'elegante Ananda temple, grigio e dorato; o l'imponente Dhammayangyi, un edificio terrazzato, a forma di piramide azteca; o ancora il Thatbyinnyu temple, il più alto di tutti, la cui sommità dorata supera i 60 metri.
Per spostarsi nella zona di Old Bagan il mezzo perfetto è la bicicletta.
La strada principale, asfaltata e illuminata, collega Old Bagan con la città nuova e con il villaggio di Nyaung-U, a cinque chilometri di distanza, che ospita le guesthouse più economiche. Uscire in bicicletta nella notte, quando il sole ancora non è sorto, significa osservare la città che si sveglia, i monaci che si mettono in cammino con in mano, in un contenitore di terracotta nera, il loro pranzo, i poliziotti confusi agli incroci, che trottano e scrutano nel buio, i fedeli che in ogni casa salmodiano la loro preghiera, rivolti a qualche pagoda. La fede arcigna e il timoroso ordine, la speranza in un oltremondo migliore e la rassegnazione alla miseria di questo: sono, anche all'alba, le due forze che percorrono le vite dei birmani.
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