giuseppe marchetti

MIKA


Mika è un "gigante anarchico", una strana figura di bambinone mai cresciuto, irresponsabile e imprevedibile. Ma ha anche la travolgente saggezza del folle, e quando il protagonista del racconto se ne fa avvincere si ritrova proiettato in un mondo rocambolesco fatto di viaggi in scooter scalcinati, Università misteriose e cugine fatali. Un mondo di cui vi innamorerete, il mondo di Mika.


Strani Racconti Leggeri - Aglae Edizioni - Copyright © 2001



TESTI LIBERAMENTE SCELTI
IL RITORNO DALLA SVIZZERA

“Ma scusa, in ritorno salite diventa discese”.
Io e Mika stavamo discutendo su come tornare a Milano. Io avrei voluto prendere il treno, lui tornare in “moto”: tutti e due, s’intende. Poi lui se n’era uscito con questa perla di saggezza, questo haiku, questo apocrifo eracliteo. E io mi ero fatto convincere subito, e mi ero accomodato sull’impossibile sellino dello scooter. Ovviamente era vero anche il contrario, ossia che tutte le discese diventano salite, al ritorno; ma perché perdersi in questi dettagli?
Ci mettemmo sensibilmente meno, al ritorno: non erano nemmeno le nove di sera che già Milano ci salutava di lontano, con un luna park di luci intense e stolide. Dissi a Mika di lasciarmi ad una metropolitana qualsiasi, inutile rischiare una multa. Quando scesi trovai rassicurante il contatto dei piedi con l’asfalto. Allungai muscoli e tendini dolenti, respirai a fondo l’aria pesante d’inquinamento, ma finalmente ferma. Poi mi volsi a cercare Mika, che in silenzio se n’era già andato, svanito come un matto sogno, ed era poco più che un piccolo punto danzante sull’orizzonte.
LA CUGINA TATIANA

Mi alzai per andarmene, esitante e stordito da una situazione che non riuscivo a interpretare appieno. Subito dopo suonò il campanello, Mika mi passò a fianco con la grazia di un terremoto e aprì la porta. Sulla soglia c’era una ragazza, che lui salutò con calore.
Dopo un secondo d’imbarazzo, Mika ci presentò: "Carlo, mio cugino". Io non negai: mi sentivo come Alice in una terra misteriosa e intrigante in cui potevo improvvisamente diventare il cugino di Mika, così, senza particolari ragioni. Rimasi quasi deluso quando la ragazza, con un accento solo vagamente slavo, spiegò: “Vuol dire che io sono sua cugina. Mi chiamo Tatiana, ciao”. Le porsi una mano incerta, masticai un “Piacere” e scivolai fuori con una fretta improvvisa.
Tatiana – una trentina d’anni ad occhio, alta, dalla carnagione molto chiara, piuttosto magra ma con evidenti segni di salute sulle guance floride e imporporate, nelle forme piene di fianchi e seni, nella dolce, bianca curva del sorriso – era la più bella ragazza che avessi mai visto. La quinta quel mese.